Si può imparare a perdonare?
Sì, credo che sia possibile. Tuttavia, la capacità di perdonare richiede un grado elevato di autoriflessione. Da un lato si tratta di conoscere i propri limiti e di avere chiari i propri valori personali. Dall’altro, un cambio di prospettiva e la capacità di immedesimarsi nelle altre persone svolgono un ruolo centrale. Un passo essenziale del processo è la volontà di intraprendere la cosiddetta «accettazione radicale», ossia di accogliere ciò che è accaduto, per quanto difficile possa essere stato, e di rendersi conto che non è possibile cambiarlo. È pur vero tuttavia che alcune ferite non potranno mai essere accettate del tutto. Penso a tutte le ingiustizie che si verificano attualmente nel mondo. Simili esperienze possono superare le capacità della psiche.
Come cambia la capacità di perdonare nel corso della vita?
Credo che non sia tanto una questione di età, quanto di maturità interiore e di sviluppo personale. Ciò che conta davvero è quanto si è disposte/i a riflettere su di sé e sulla propria esperienza, e se si riesce a sviluppare la capacità di lasciare andare certe cose.
Le donne sono più brave degli uomini a perdonare?
A mio avviso la capacità di perdonare non dipende tanto dal genere, quanto dalla maturità personale e dall’atteggiamento interiore. Va detto che nella socializzazione persistono alcune differenze: ad esempio le donne vengono spesso educate all’empatia e alla centralità delle relazioni, mentre negli uomini si tende a enfatizzare l’autonomia e l’affermazione personale. Tali imprinting possono influenzare il modo in cui una persona affronta i conflitti e le ferite emotive. In definitiva, però, il perdono non è una questione di genere, ma di volontà dell’individuo di impegnarsi in questo processo interiore.
Perdonare può diventare un ostacolo, ad esempio in relazioni tossiche caratterizzate da continue ferite emotive?
Nelle relazioni tossiche, il primo passo è perdonare sé stesse/i per essere finite/i in questa situazione, cosa che richiede autoaccettazione e autocompassione. Il passo successivo è riconoscere che non si può cambiare l’altra persona. Bisogna invece acquisire consapevolezza dei propri limiti personali e di come si desidera affrontare la situazione. È praticamente impossibile perdonare «davvero» in un contesto dove l’ingiustizia viene reiterata di continuo. Finché le dinamiche dolorose sono ancora in atto, il processo del perdono non può avere inizio. In un caso del genere il perdono non sarebbe un atto di liberazione, ma piuttosto di adattamento, e quindi non si tratterebbe di quel gesto autentico che ci aiuta a stare meglio.