Quella che un tempo era considerata esclusivamente una malattia infantile, oggi rappresenta un pericolo per tutti: si tratta del morbillo. Ma cosa significa ammalarsi di morbillo e perché il numero dei casi è in aumento soprattutto in Europa?
Molti genitori, dopo la nascita del loro bambino, devono occuparsi della questione delle vaccinazioni. Una vaccinazione che viene somministrata già nel primo anno di vita è quella contro morbillo, parotite e rosolia (MMR).
Il morbillo è causato da virus altamente contagiosi, che vengono trasmessi quando si tossisce o si starnutisce, si tratta quindi di un tipico contagio che avviene tramite goccioline. In passato, il morbillo era considerato una malattia infantile perché, quando ancora non esisteva la vaccinazione, la maggior parte delle persone contraeva la malattia durante l’infanzia. Tuttavia, in linea di principio, il morbillo può colpire le persone non vaccinate a qualsiasi età.
Chi è stato infettato dal morbillo sperimenta due fasi o riacutizzazioni della malattia. Durante la prima fase, che inizia da 7 fino a 18 giorni dopo il contagio, possono verificarsi i seguenti sintomi:

Da due a quattro giorni dopo l’insorgenza dei primi sintomi, segue la seconda fase della malattia, caratterizzata da un nuovo aumento della febbre e da un’eruzione cutanea evidente. Inoltre, i sintomi della prima fase si intensificano.
In alcuni casi, i sintomi scompaiono rapidamente e senza conseguenze. Tuttavia, possono svilupparsi complicanze come un’encefalite, una polmonite o un’infezione dell’orecchio medio. In determinate circostanze, queste complicanze possono essere pericolose per la vita, causare invalidità permanente o essere letali.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), tra il 1997 e il 2016 i casi di morbillo sono scesi da 216 000 a 4440. Tuttavia, l’OMS segnala un aumento dei casi di morbillo nella regione europea dopo la pandemia di COVID-19. L’OMS ritiene che la causa sia una certa esitazione della popolazione nei confronti dei vaccini e quindi un tasso di vaccinazione in calo, che non è ancora tornato ai livelli di prima della pandemia. Nel 2024 sono stati segnalati circa 360 000 casi di morbillo, un terzo dei quali nella regione europea.
La vaccinazione costituisce la migliore protezione contro il morbillo. È disponibile in combinazione con il vaccino contro la parotite e la rosolia (MMR) o con il vaccino contro la varicella in aggiunta (MMRV).

L’Ufficio federale della sanità pubblica raccomanda la vaccinazione combinata contro il morbillo, la parotite e la rosolia, perché in questo modo si mantiene basso il rischio di complicanze. Chi opta per il vaccino MMRV riduce inoltre il rischio di contrarre la varicella e, più tardi nella vita, anche l’herpes zoster. Il vaccino viene solitamente somministrato in due dosi: la prima dose all’età di nove mesi, la seconda dose tre mesi dopo.
La vaccinazione contro il morbillo è considerata molto sicura, tra l'altro anche perché è ben tollerata. Le persone che sono state vaccinate contro il morbillo completamente, quindi che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino, sono protette per tutta la vita.
La maggior parte delle vaccinazioni importanti si fanno in combinazione perché, in questo modo, da un lato sono più efficaci e, dall’altro, evitano punture inutili. In passato, esisteva un vaccino specifico contro il morbillo, ma la domanda era così bassa che le aziende farmaceutiche ne hanno interrotto la produzione.
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