«L’hantavirus non presenta i presupposti per un’eventuale pandemia»

Dopo che diverse passeggere e passeggeri nonché membri dell’equipaggio della nave da crociera «Hondius» sono stati infettati dall’hantavirus e tre persone sono decedute, in alcuni luoghi si teme già una diffusione simile a quella del Covid.

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Winterthur12. maggio 2026

Tre passeggeri deceduti, numerosi contagi tra viaggiatori ed equipaggio e una rigida quarantena: quanto accaduto a bordo della «Hondius» al largo di Tenerife è praticamente l’opposto di ciò che si immagina quando si pensa a una crociera rilassante. I casi di contagio hanno alimentato qua e là timori di una nuova pandemia.

Daniel Kreyenbühl, farmacista di santé24 e consulente in materia di viaggi, ritiene che tali preoccupazioni siano eccessive e le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, l’hantavirus è presente a livello mondiale in diverse varianti ed è una malattia zoonotica. In altre parole, i suoi ospiti principali sono i roditori, non gli esseri umani. «La trasmissione da persona a persona tramite goccioline o aerosol, quindi per via aerea, è teoricamente possibile con questo tipo di virus, ma di norma non è particolarmente efficiente», spiega Kreyenbühl. Per contrarre l’infezione, sarebbe necessario entrare in contatto molto ravvicinato con una persona malata oppure essere esposti per un certo periodo ai suoi fluidi corporei o agli aerosol emessi da questa persona.

Nessuna diffusione esponenziale

Anche l’andamento dei contagi a bordo della «Hondius» non indica una possibile diffusione pandemica. L’evento è chiaramente circoscritto e non si osserva un aumento esponenziale dei casi, anche se alcune persone sulla nave risultano ora positive e manifestano i primi sintomi. «È stato possibile reagire tempestivamente e la cooperazione internazionale, l’isolamento delle persone colpite e dei loro contatti, così come l’assistenza medica, stanno funzionando in modo altamente professionale», sottolinea Kreyenbühl.

Anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ritengono che la diffusione sia stata tenuta sotto controllo. Il rischio per la popolazione generale è valutato come estremamente basso.

Che cos’è l’hantavirus?

Gli hantavirus sono presenti in tutto il mondo in diverse varianti, ma i portatori sono sempre i roditori. Le passeggere e i passeggeri della «Hondius» sono stati infettati dal ceppo argentino del virus Andes, che colpisce i polmoni e le vie respiratorie. L’infezione può avere un decorso lieve, ma nel 30–50 per cento dei casi può risultare letale, soprattutto nelle persone anziane e in chi soffre di malattie preesistenti, in particolare polmonari o cardiache.

Molto più innocue sono le varianti europee e asiatiche dell’hantavirus, che provocano episodi febbrili e, in rari casi, possono attaccare i reni. Attualmente non esistono vaccini né terapie antivirali specifiche contro l’hantavirus. Il trattamento medico mira principalmente a contrastare i sintomi. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web dell’UFSP: Hantavirus.

È possibile viaggiare senza problemi

Per le persone che hanno in programma un viaggio in Argentina, da dove proviene il ceppo virale in questione, non vi è alcun pericolo particolare. «È importante evitare il contatto con topi, ratti e con i loro escrementi», spiega Daniel Kreyenbühl. In caso di pernottamenti nella natura, in rifugi o in campeggi, occorre prestare attenzione a eventuali tracce di roditori. Le superfici sporche non dovrebbero essere pulite a secco, per evitare di sollevare polveri potenzialmente contaminate. «Per il resto valgono le consuete norme igieniche per gli alimenti. Chi le rispetta non corre alcun rischio».

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